...  Volti e Luci di Terra Lontana     Faces and Lights of Distant Land ...

 

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La fotografia è arrivata tardi; prima c'è stato il disegno. Alimentati da mille fumetti, plotoni di guerrieri, cowboy e supereroi si affollavano sul foglio di carta, si muovevano sotto la matita diventando sempre più esigenti in termini di forma e composizione, linee e chiaroscuri si intrecciavano in prospettive azzardate (non sempre riuscite).

La fotografia è arrivata dopo, a 28 anni compiuti si è presentata con il primo vero viaggio: l'Africa. “ ....come? Partiamo senza neppure una macchina fotografica? ” … ed ecco presentarsi il cognato con un vecchio corredo fotografico, sotto naftalina da diversi anni, macchina meccanica Fuji , un 50 mm ed un improbabile zoom 70-150 della Kiron, una decina di rullini di diapositive (“cosi tante?” dice mia moglie: non sa ancora cosa l'aspetta) e via si parte. Non sapevo che i due elementi utili per un'esplosione si erano già intrecciati sul mio cammino, mancava solo un buon catalizzatore per attivare la detonazione; è arrivato anche quello nella simpatica fisionomia di Mauro Magagna, un futuro amico presente nello stesso viaggio e lanciato verso la fotografia professionistica; il mio futuro maestro. Due settimane passate nella foresta del parco del South Luangwa in Zambia cercando di afferrare sulla pellicola le immagini che mi sommergevano … animali, colori, ombre, riflessi, luci. Vacanza superba, risultati fotografici spaventosi. Arrivato in Italia, fatte sviluppare le dia, ho scoperto la sindrome da risultato: un disastro. E allora si torna da Mauro e si parla di fotografia fino a tardi, si ascoltano le critiche, si guardano con invidia le sue foto (fantastiche), si cambia corredo (Olympus) e si comincia a studiare: libri di fotografia (grandi John Shaw, Frans Lanting, Salgado), svariati quintali di riviste specializzate … tanti viaggi e tante foto (le dia ovviamente, che costavano un occhio della testa, mica come oggi che puoi scattare alla velocità di una Gatling a sei canne rotanti senza spendere un quattrino). Arrivano le proiezioni al Museo di Storia Naturale di Milano, poi le fotografie per un libro sul parco di Wadi el Rayan in Egitto. Da ultimo l'impegno con la foto di teatro. Affronto la fotografia con la logica del professionismo ma sapendo che per me conserverà la forma di una grande passione, un grandissimo divertimento che mi fa continuare a fare fotografie. Forse qualcosa di buono dopo un pò ne è uscito, …. ma questo dovete giudicarlo voi.

Iniziare con le diapositive mi ha insegnato a non sbagliare troppo, ed a non scattare troppe foto senza riflettere. Meglio tenere un occhio incollato al mirino valutando la scena dentro lo schermo (che poi non è altro che la nostra prossima fotografia) e, se serve, l'altro occhio aperto sulla scena all'esterno per essere pronti a ciò che accade … e poi scattare, ma solo al momento giusto; meglio comporre correttamente allo scatto che tagliuzzare dopo, meglio esporre bene subito che fare grandi "recupero alteluci" sul PC. Certo il PC esiste ed è corretto spremere anche lui, sicuramente si è guadagnato un posto nel flusso fotografico, ma non credo che sia un salvagente su cui restare aggrappati. Fotografo con attrezzatura Nikon, buona qualità e buona robustezza, con obbiettivi che vanno dal 15mm al 300mm, poi cavalletto e paccottiglia varia per un peso nello zaino che arriva a 16 kg (Troppi? La mattina sembra di no, la sera sicuramente si). Da ultimo, ma più importante di ogni altra cosa, la propria sensibilità ... una foto nasce nella pancia, sale verso la testa e da lì cade nella macchina fotografica.

 

Grazie della vostra visita, buone foto ed una buona fortuna a tutti voi

 

Mimmo Santoro

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